johnfvtc

CAOS ED INCERTEZZA NEL MONDO DELLA MEDICINA.

In Il Pungolo on Gennaio 25, 2009 at 8:10 pm

14  novembre 2007

Riceviamo e pubblichiamo:

E’ incredibile pensare a quanti danni possa fare un ministro, anche solo per incompetenza, e quanto un governo riesca a deludere tutti, ma proprio tutti, con la sua cronica incapacità di concepire la meritocrazia come sistema ponderante per le proprie scelte.
In questi giorni, infatti, dal Ministero dell’Università e della Ricerca si sta sviluppando un piccolo grande scandalo che coinvolge i più validi e studiosi tra tutti gli studenti di medicina: quelli che sono riusciti a compiere i loro studi in corso e si sono laureati nei tempi previsti nel luglio ed ottobre scorsi.
La situazione, assai complessa e sulla quale sono state proposte due interpellanze parlamentari ma non molto si è discusso giornalisticamente, merita un reportage completo.
La presidenza di Federspecializzandi con un comunicato del 9 novembre scorso denuncia come si sia appreso che il Ministro Mussi stia per firmare il Decreto Ministeriale che istituisce i bandi di concorso per le scuole di specializzazione per l’anno accademico 2007-2008 con date per i concorsi fissate nel gennaio 2008.
Per capire quanto sia ingiusta la situazione che si verrebbe a creare bisogna tornare a monte, considerare le riforme nella legislazione e le consuetudini dei bandi e dei concorsi, e fare un sommario quadro delle informazioni che non sono affatto filtrate al mondo dei mass media, ma sono l’ennesima dimostrazione di quanto scelte politiche inadatte, affrettate o deludenti ricadano in pieno sulla vita dei cittadini spesso impotenti di fronte all’arroganza di certe istituzioni.
L’origine del problema è da ricercarsi nel cambiamento apportato da una direttiva europea nel 1991 (recepita in Italia solo nel 1999 con la legge 368) che ha modificato lo status degli studenti che dal corso di laurea in medicina proseguivano il loro percorso di studi nella specializzazione, trasformando l’ingresso nella specialità in un “contratto di formazione specialistica” da semplice “borsa di studio” quale era precedentemente. Una riforma senz’altro giusta, non solo per il compenso (prima remunerato 800 €, dopo 1700 €), ma anche per quanto riguarda la materia di diritto del lavoro in tema di contributi, malattia, maternità ecc. Per questo motivo, tuttavia, l’ipotesi precedentemente prevista di potersi iscrivere al concorso di specialità (un concorso pubblico, indetto con bando dal Ministero una volta all’anno) “sub condicione” rispetto all’acquisizione di un altro requisito (l’abilitazione alla professione medica, che si consegue con un altro esame statale) è venuta meno: trattandosi di un contratto, e non più di una borsa di studio, lo studente deve ora prima essere abilitato alla professione con esame di stato.
In parallelo a questa situazione teorica, vanno rilevati alcuni fatti: il concorso per la specialità, inizialmente, veniva indetto in coincidenza con l’inizio dell’anno accademico (quindi settembre/ottobre); col tempo, e con le tempistiche ministeriali, è sempre slittato più avanti, senza che insorgessero problemi particolari proprio per la possibilità di sostenerlo “sub condicione” rispetto all’esame di abilitazione. Tuttavia, su questa confusa normativa, si inserisce l’incompetenza del Ministro Mussi, che ha bandito il 27 aprile 2007 l’ultimo concorso di specialità (che si è tenuto, quindi, 60 giorni dopo il bando, ovvero il 4 luglio), senza considerare che le sessioni di abilitazione, ora conditio sine qua non per sostenere il concorso di specialità, si sovrapponevano escludendo chi si fosse laureato nei tempi previsti dalla possibilità di iscriversi al concorso.
Le sessioni di abilitazione, infatti, prevedono che dopo tre mesi di tirocinio si abbia un test scritto rispettivamente il 15 luglio ed il 15 febbraio dell’anno successivo. Per questo motivo chi si è venuto a trovare in questa situazione, cioè chi avrebbe dovuto come prerequisito al concorso del 4 luglio sostenere l’esame di abilitazione del 15 luglio, ha giustamente fatto ricorso al TAR.
Il quadro può sembrare già abbastanza grave e complicato così, ma in realtà è soltanto l’inizio. Il TAR, dando una sospensiva, ha rassicurato i candidati al concorso di specialità, che l’hanno normalmente sostenuto con una nuova forma ad hoc di “sub conditione”. La risposta del Ministero è stata allora la peggiore possibile: dopo un ricorso al Consiglio di Stato (che ha smentito la pronuncia del TAR), e su sprone di un’interpellanza parlamentare urgente (dell’On. Barani del Nuovo PSI il 25 ottobre), Mussi ha promesso un improbabile secondo concorso per la specialità in novembre, che per conosciuti tempi ministeriali e risorse finanziarie già da subito poteva apparire impossibile, per ristabilire la vecchia tradizione di far corrispondere, generalmente, il concorso di specialità con l’inizio dell’anno accademico e risolvere i problemi di quanti avevano fatto ricorso al TAR.
Giunti a novembre siamo vicini ad una situazione di collasso quasi kafkiana. Il bando non è stato indetto nei tempi e, in aggiunta all’assoluta imprecisione di tutte le dichiarazioni del ministro, la situazione di incertezza si è riaggravata con l’emissione di una prima parte di bando lo scorso 7 novembre. Se infatti l’ingiustizia rispetto agli studenti in lizza lo scorso luglio consisteva nel fatto che dei laureati dovessero aspettare 12 mesi per poter partecipare ad un concorso, l’ingiustizia che si realizzerebbe con un altro concorso indetto ora (come fonti ministeriali paiono presagire) per gennaio-febbraio, non solo riproporrebbe lo stesso problema, ma lo aggraverebbe notevolmente: innanzitutto i laureati in corso di luglio 2007 dovrebbero aspettare 19-20 mesi per poter partecipare ad un concorso per le specializzazioni (visto che concretamente, ogni anno, ci sono fondi solamente per un concorso e tale concorso sarebbe bandito da Mussi per febbraio, con la conseguenza che i laureati in luglio 2007 potrebbero partecipare per la prima volta al concorso nel febbraio 2009).
In secondo luogo, se il concorso del 2009, vista la complessità burocratica della sua emanazione, dovesse ritardare effettivamente fino a febbraio, ci sarebbe un inevitabile intasamento di laureati in corso del 2007, fuoricorso del 2007 e in corso del 2008.
Insomma i candidati al concorso che attualmente Mussi vuole indire il prima possibile sarebbero 1800-2000 su un numero chiuso di 5000, e per quelli che venissero dopo, oltre ad un’attesa intollerabile, si profilerebbe oltretutto uno scompenso di concorrenza soverchiante sempre per i 5000 posti a disposizione.
Il Ministro Mussi su tutto ciò continua a predicare di meritocrazia (ultima intervista su La Repubblica del 31 ottobre) e, quasi inspiegabilmente, a proteggere questa sanatoria del suo primo errore, che creerebbe ingiustizie e strascichi per intere generazioni studentesche. Inoltre lo scontento e la preoccupazione per l’incertezza nata da questo pasticcio è diffusa, e tutte le rappresentanze studentesche (non solo la Federspecializzandi, ma anche il CNSU), con maggiore competenza degli stessi deputati che hanno proposto interpellanze e del ministro in primis, continuano a gran voce a chiedere un confronto con Fabio Mussi, che si dimostra al momento inamovibile.
Il CNSU, in un parere condiviso delle varie componenti del mondo universitario, in data 9 novembre ha cercato a modo suo di far ragionare il ministro, rispetto all’intenzione che ha manifestato di indire l’esame di ingresso alle scuole di specializzazione per il mese di gennaio 2008. Fatto sta che troppi studenti si sentono in forse, ed ancora una volta un governo di sinistra che si è sempre dichiarato vicino ai giovani ed aperto all’ascolto, dimostra quanto sia ipocrita ed inaffidabile.